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Gesù nostro medico

  • Immagine del redattore: P. Andrea Bersanetti, IVE
    P. Andrea Bersanetti, IVE
  • 15 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Commento a Mc1,40-45


Ascolta il commento:


Leggi la trascrizione:

Salve a tutti, sono padre Andrea Bersanetti, monaco in Italia.


Oggi, giovedì 15 gennaio, giovedì della prima settimana del tempo ordinario, leggiamo il Vangelo di Marco, capitolo 1, versetti dal 40 al 45.


In quel tempo venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi puoi purificarmi". Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E ammonendolo severamente lo cacciò via subito e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno, va invece e mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto come testimonianza per loro." Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori in luoghi deserti e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore. Lode a te o Cristo.



Il Vangelo di oggi ci presenta Cristo come il grande medico che guarisce la nostra anima e il nostro corpo. Gesù che guarisce un lebbroso.


La lebbra è una malattia conosciuta fin dai tempi biblici causata da un batterio che non è molto contagioso e che colpisce comunemente non i bambini ma gli adulti. Questa malattia ha una storia di grande distruzione e di panico per la sua diffusione senza speranza di guarigione. Infatti, le persone contagiate venivano isolate ed erano obbligate a vivere da sole.


Questa malattia era così grave che il libro del Levitico le dedica un intero capitolo, il capitolo 14.


Lì viene spiegata una cerimonia di purificazione del lebbroso che veniva compiuta dal sacerdote.


In questa cerimonia si utilizzavano due uccelli, legno di cedro, panno scarlatto, acqua e issopo.


Un uccello sul quale veniva trasferito il peccato del malato, veniva sacrificato e il suo sangue veniva applicato ai diversi elementi e all'altro uccello che rimaneva vivo. La persona guarita dalla lebbra veniva aspersa insieme all'uccello vivo che poi veniva lasciato libero in un campo.


Successivamente veniva dichiarata pura la persona e inviata alla propria tenda nel campo e lì attendere una settimana.


Al termine della settimana le veniva ordinato di offrire un sacrificio che consisteva in un'offerta di riparazione e di espiazione oltre ad altre offerte. Una volta completato questo tempo, il sacerdote andava nella casa della persona e le ordinava di purificarsi. Una settimana dopo sarebbe tornato e se la casa non fosse stata purificata, avrebbe ordinato che le parti impure fossero rimosse e sostituite. Se ciò non fosse stato sufficiente, allora la casa sarebbe stata demolita e le macerie eliminate fuori dall'accampamento. Se invece risultava pura, veniva celebrato un sacrificio per la casa come quello compiuto per la persona. Ecco, tutto questo può sembrarci magari molto esagerato, fastidioso, pesante. La persona malata poteva arrivare a perdere persino la casa, ma ciò ci aiuta a comprendere la gravità di questa malattia, della lebbra.


Ora sappiamo che le realtà dell'Antico Testamento sono figura di quelle del Nuovo e che in esse trovano il loro pieno compimento. La lebbra dell'Antico Testamento, questa malattia così grave, nel Nuovo Testamento non è nient'altro che il peccato mortale. E il Vangelo presentandoci Cristo che guarisce un lebbroso, ci vuole trasmettere il messaggio che Gesù è il vero medico che può liberarci dall'unica vera malattia che esiste in questo mondo, il peccato. Come il sacerdote dell'Antico Testamento poteva dichiarare un uomo puro dalla lebbra dopo aver trasferito il peccato della persona su un uccello che veniva sacrificato, come abbiamo ascoltato prima, che ho spiegato quello che descrive il libro del Levitico. Allo stesso modo il nostro sommo sacerdote, Gesù, è capace di dichiararci puri assumendo su di sé i nostri peccati e portandoli sul legno della croce. Gesù è il grande medico che compie una purificazione completa ed eterna. Ora, per poter essere dichiarati puri, però, cioè per poter ricevere il perdono dei nostri peccati, è condizione necessaria essere veramente perditi. E per giungere un vero pentimento è necessario essere consapevoli della gravità del peccato, della gravità dei nostri peccati.


Forse, per grazia di Dio, nel nostro cammino verso la santità non stiamo più lottando contro il peccato mortale, ma solo contro il peccato venale deliberato. Ma se per questo io penso che la mia situazione non sia così grave, mi sbaglio e devo lavorare per avere una vera coscienza della gravità del peccato. Il peccato veniale, infatti, deliberato, rafforza la nostra inclinazione al male, predispone al peccato mortale, ci priva di molte grazie attuali ed impedisce ai doni dello Spirito Santo di purificare le nostre virtù. M quindi non è tanto uno scherzo il peccato venale deliberato.


Ma c'è ancora un altro aspetto del quale vorrei parlare. Tutto ciò che la lebbra faceva o fa al corpo, piaghe nella pelle, danni neurologici, debolezza muscolare fino alla morte, lo stesso lo fa il peccato alla nostra anima. Le conseguenze del peccato, infatti, nella nostra vita presente sono grandissime. Voi sapete che il peccato mortale è un'offesa a Dio così grande, così terribile e comporta delle conseguenze così spaventose che affinché si verifichi devono darsi non una, non due, ma tre condizioni: la materia grave, o almeno soggettivamente così percepita, piena avvertenza, cioè conoscenza sufficiente della malizia dell'atto e pieno consentimento. Ora pensate che un solo atto nostro, se riunisce tali condizioni, può veramente separarci da Dio, cioè può causare la morte della nostra anima, come la lebbra causava la morte del corpo, come un tralcio della santa vita che è morto senza vita e senza frutto. Il peccato mortale spoglia l'anima dell'abito splendente della grazia e profana il tempio vivo di Dio. Per esso si perdono tutti i meriti acquisiti con le buone opere, anche se il ritorno della grazia può fargli rivivere. Il peccatore sottomesso a Satana si rende mediante il peccato mortale meritevole della condanna eterna. Vedete che non è tanto un gioco le conseguenze del peccato. Da queste conseguenze noi capiamo questa gravità quindi del peccato nella nostra vita. Il Signore disse a Santa Caterina da Siena: "Chi vive nell'amor proprio di se stesso è solo, poiché è separato dalla mia grazia e dalla carità del prossimo, privato di me a causa del suo peccato diventa nulla, perché solo io sono colui che è". E la stessa santa scrive: "La creatura diventa ciò che ama. Se io amo il peccato, il peccato è nulla ed ecco che divento nulla".


Le conseguenze dei nostri peccati arrivano anche nel purgatorio.


Ricordiamo che nel purgatorio devono essere espiate tutte le pene temporali non mondate in questa vita, siano esse dovute ai peccati mortali già perdonati o derivate dai peccati veniali perdonati o no della morte, per quanto lievi possano essere. Insegna il catechismo “Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma non sono perfettamente purificati, benché siano certi della loro salvezza eterna, dopo la morte subiscono una purificazione al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo, cioè per poter raggiungere la visione beatifica di Dio”.


Le conseguenze del peccato anche nell'inferno arrivano. Infatti dice il libro della Sapienza al capitolo 11, “Con ciò con cui uno pecca, con quello stesso è castigato”.


Eppure Gesù nel nel Vangelo di Luca dice: "Quel servo che conoscendo la volontà del padrone non avrà preparato o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse. Invece colui che non conoscendola avrà fatto cose meritevoli di percosse ne riceverà poche”. Cioè è rivelato che le sofferenze dei condannati sono proporzionate ai peccati commessi in vita e le conseguenze dei nostri peccati, gli effetti negativi in realtà del peccato, arrivano persino al cielo dove hanno una conseguenza eterna, anche se solo in forma negativa. Infatti la glorificazione di Dio, la beatitudine del giusto e il suo potere di intercessione a favore degli uomini avranno un grado corrispondente al grado di crescita nella carità raggiunto in questa vita.


In questo senso i peccati, anche veniali, che hanno impedito una maggior crescita nella santità in questa vita, pur essendo perdonati e purificati, danno al beato un grado di felicità eterna che, pur essendo piena in tutti, sarà minore rispetto a quella dei più santi.


Ecco, vedete che allora il peccato e le sue conseguenze, i nostri disordini e le loro conseguenze non hanno nulla a che vedere con ciò che ci viene presentato tante volte oggi da tanti libri di testo pure del catechismo attuali nei quali viene presentato il peccato, le sue conseguenze come, che ne so, schiacciare un fiore o cose del genere.


Il peccato è una cosa seria e quindi dobbiamo chiedere veramente la grazia alla Madonna di pentirci veramente dei nostri peccati, fare penitenza, anche la grazia di non ricadere mai più in un solo peccato mortale.


E se dovessimo ricadere, comunque sia, sempre cercando di non perdere la pace, chiediamo la grazia di rialzarci prontamente, chiedere perdono e ricominciare.


Sia lodato Gesù Cristo


Sempre sia lodato.


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