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I frutti delle nostre preghiere

  • Immagine del redattore: P. Pablo Scaloni, IVE
    P. Pablo Scaloni, IVE
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 feb

Commento a Mc1,29-39


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Leggi la trascrizione:

Buongiorno a tutti. Oggi, mercoledì 14 gennaio, mediteremo dal Vangelo secondo Marco, capitolo 1, versetti dal 29 al 39.


In quel tempo Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea in compagnia di Giacomo e Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Eli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano. La febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, li portavano tutti i malati, gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni, ma non permetteva ai demoni di parlare perché lo conoscevano. Al mattino, presto, si alzò quando ancora era buio e uscito si ritrovò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce, lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano". Egli disse loro, andiamoci altrove nei villaggi vicini, perché io predichi anche là. Per questo infatti sono venuto. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

Parola del Signore.



Cari fratelli, leggendo la Sacra Scrittura ci renderemo conto che Gesù dedicava molto tempo alla preghiera. Nonostante l'urgenza del lavoro che lo premeva, sebbene fosse assediato da folle affamate di istruzione, malati e poveri provenienti da ogni parte della Palestina, egli riusciva sempre a ritagliarsi dei tempi per dedicarsi alla preghiera.


Per il Signore la preghiera era così fondamentale da scegliere con cura il luogo e il tempo più adatti, staccandosi da qualunque altro impegno.


Così leggiamo che Gesù passava intere notti in orazione sulla montagna.


Un'altra parte si alzava quando era ancora buio per ritirarsi in luoghi deserti o spesso Gesù si appartava da solo a pregare anche dopo aver congedato le folle.


Gesù anche prega i momenti cruciali. L'esempio più commovente è quello del Getsemani, dove nel momento della lotta si prostrò in una preghiera addolorata.


Possiamo anche dire che Gesù muore pregando, invocando il perdono per gli altri sulla croce e consegnando il suo spirito al Padre.


Davanti a questi esempi, un cristiano non può permettersi di trascurare la preghiera. Come confermato l'esperienza quotidiana, il cristiano non può restare in piedi senza di essa. Senza l'aiuto della preghiera sarebbe impossibile compiere i comandamenti, portare le nostre croci. La mancanza di preghiera porta gradualmente l'abbandono della nostra vita spirituale, dal nostro contatto con Dio.


Per valutare la nostra vita di preghiera possiamo partire da due punti di vista: quello del frutto della nostra preghiera e quello delle disposizioni dell'anima per pregare.


In quanto il frutto della nostra preghiera per capire appunto e valutare la nostra vita di preghiera, ricordiamo quello che dice San Paolo. Dal frutto si conosce l'albero. La nostra preghiera autentica porterà frutto, ci renderà più umili, più miti, più paziente, più fiduciosi, soprattutto ci farà amare di più Dio e il prossimo. La carità è il frutto e il criterio ultimo di ogni vita di preghiera. Come dirà l'apostolo, se non avessi la carità non sarei nulla.


In secondo luogo, la disposizione principale della preghiera deve essere la fedeltà. Anche un altro punto per valutare la nostra preghiera. Ricordiamoci che Gesù non chiede di pregare perfettamente, ma ci chiede di pregare sempre, cioè con perseveranza.


La fedeltà farà tutto il resto. La lotta principale nella vita di preghiera è quella di perseverare.


Santa Teresa d'Avila nota come il demonio utilizzi ogni pretesto per distoglierci dalla preghiera e così usa la sensazione di degnità. Il pensare che non sono degno di pregare per farmi abbandonare la preghiera, ci tenta con la fretta, con l'emergenza di tante cose che dobbiamo fare o ci tenta anche pensando che è un tempo perso.


Lui combatte strenuamente in questo campo perché un'anima fedele alla preghiera è persa definitivamente per lui.


In definitiva, la vita di Gesù ci insegna che la preghiera non è un accessorio della fede, ma la sua stessa forza vitale. Se perfino il figlio di Dio ha sentito il bisogno di ritirarsi in luoghi deserti e passare intere notti in orazione, quanto più noi abbiamo bisogno di questo contatto costante con il Padre per non soccombere alle fatiche del mondo.


Chiediamo a Maria di pregare sempre sotto la sua intercessione, ricordando che Cristo non può negare nulla a sua madre, giacché lei nulla negò al suo figlio qui sulla terra.


Sia lodato Gesù Cristo.


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