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Lampada ai miei passi (Sal 119)
Il Vangelo offre parole che attraversano il tempo.
Qui puoi ascoltarle attraverso meditazioni e predicazioni quotidiane, raccolte per tema.
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Commento a
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La volontà di Dio per noi
P. Andrea Torres IVE
27 gennaio 2026
Commento a
Mc3;31-35 "In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore."
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"Buongiorno a tutti, sono padre Andres,
argentino missionario in Spagna. Oggi 27
gennaio, siamo nel martedì della terza
settimana del tempo ordinario e tocca
riflettere sul Vangelo secondo Marco,
capitolo 3, versetti 31- 35.
In quel tempo giunsero la madre di Gesù
e i suoi fratelli e stando fuori
mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era
seduta una folla e gli dissero: ""Ecco
tua madre e i tuoi fratelli e le tue
sorelle stanno fuori e ti cercano"". Ma
egli rispose loro: ""Chi è mia madre e
chi sono i miei fratelli?""
Girando lo sguardo su quelli che erano
seduti attorno a lui, disse: ""Ecco mia
madre e i miei fratelli, perché chi fa
la volontà di Dio costui per me e
fratello, sorella e madre"". Parola del
Signore. Lode a te, o Cristo.
Il Vangelo di oggi vuole sottolineare
la volontà di Dio, che cos'è la volontà
di Dio per noi?
E quindi dobbiamo riflettere su questo.
Noi sappiamo che la volontà di Dio è un
grandissimo bene per noi,
ma tante volte è un bene che non
accettiamo spontaneamente.
E dobbiamo domandarci perché capita
questo. Il fatto è che tante volte non
abbiamo il concetto esatto o adeguato di
quello che significa la volontà di Dio
per noi.
Tante volte parliamo di rassegnazione
nei confronti della volontà di Dio,
soprattutto nelle prove, nelle
tribolazioni che ci tocca subire.
E questo della rassegnazione è un primo
passo, però non corrisponde a tutta la
verità di quello che è la volontà di Dio
per noi. La volontà di Dio per Gesù era
che dovessi passare per la croce,
certamente, però per finire nella
risurrezione, non per finire nella
morte.
La la morte era un passaggio
doloroso, certamente, però che finisce
con la trasformazione della natura umana
nel corpo glorificato.
Quindi non ci dobbiamo fermare là. La
volontà di Dio è sempre il bene e per
questo deve essere per noi fonte di
gioia.
Anche nelle circostanze difficili
dobbiamo viverle non soltanto con
rassegnazione, ma soprattutto con
fiducia.
soprattutto accettando, soprattutto con
la speranza di che la volontà di Dio per
noi è il bene, che Dio sta facendo
qualcosa di positivo, anche se noi non
riusciamo a capirlo adesso, e che questo
sarà la nostra gioia. La sua volontà è
di vincere
il male con il bene.
E quello che noi dobbiamo fare è
accettare questa volontà del Padre. E
questo è quello che ci fa diventare
fratelli, sorelle, madre, padre di
Cristo.
Tutto deve essere ordinato alla volontà
di Dio e questo vuol dire assolutamente
tutto. Il nostro tempo, i nostri
talenti, i nostri doni, tutto quanto.
Se invece vogliamo fare soltanto la
nostra volontà, guidarci soltanto dalla
nostra volontà, dice Sant'Alfonso Maria
dei Liguori: ""L'uomo che segue la
propria volontà, indipendentemente di
quella di Dio, è colpevole di una sorta
di idolatria.
Al posto di adorare la volontà di Dio,
adora in un certo senso quella sua.""
Quindi il voler fare la nostra volontà
indipendentemente di quella di Dio e non
cercare di far coincidere la nostra
volontà con quella di Dio può farci
arrivare a questa sorta di idolatria.
Però oltre questo perdiamo quello che è
un bene veramente per noi.
Il fare la nostra propria volontà senza
quella di Dio fa che perdiamo la
felicità, la gioia che Dio ha pensato
per noi che potrebbero essere nostre in
questa vita e in quell'altra vita se
accettassimo i mezzi che Cristo ha
ordinato per la nostra salvezza. Quindi
oggi dobbiamo domandarci fino a che
punto siamo pronti ad accettare la
volontà di Dio pensandola come un bene
per noi che si esprime nelle cose
della vita quotidiana, che si esprime
nella Sacra Scrittura, nei comandamenti,
in quello che ci tocca fare, il nostro
lavoro, la nostra famiglia, le persone
con le quali dobbiamo trattare ogni
giorno.
cerchiamo di fare le cose nel miglior
modo possibile
o inventiamo scuse e cerchiamo di
convincere noi stessi che facciamo ciò
che è giusto?
Chiediamo a Maria Santissima la grazia
di di capire la provvidenza di Dio come
la sua volontà che anche se misteriosa,
anche se non riusciamo a capirla adesso,
finirà certamente nella vittoria del
bene sul male. Sia lodato Gesù Cristo
sempre sia lodato.
Tutti
Di Cristo In Tutto"
Mc3;31-35
VOLONTA' DI DIO
Fare la volontà di Dio, La croce è per la resurrezione
Testimoniare Cristo
P. Damiano Grecu IVE
18 gennaio 2026
Commento a
"In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: ""Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me"". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: ""Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo"". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore."
Leggi la trascrizione del video
"Buongiorno a tutti, sono padre Damiano Grecu, missionario dell'IVE a Prato.
Oggi è il 18 gennaio, seconda domenica del tempo ordinario. Il Vangelo è quello di Giovanni, capitolo primo, versetti dal 29 al 34.
“In quel tempo Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ""Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Egli è colui del quale ho detto: ""Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me."" Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua perché egli fosse manifestato a Israele.
Giovanni testimoniò dicendo: ""Ho contemplato lo spirito di scendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: ""Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito è lui che battezza nello Spirito Santo e io ho visto e ho testimoniato che questi è il figlio di Dio.""
Parola del Signore.
Il Vangelo si conclude con queste parole che sono una testimonianza di Giovanni Battista. Giovanni testimoniò dicendo bene, le ultime parole sono “e ho visto e ho testimoniato che questi è il figlio di Dio”: importante la cosa della testimonianza, tanto che subito dopo questo Vangelo, sempre in Giovanni, noi troveremo Andrea che testimonia con suo fratello Simone, Simon Pietro. e gli dice: ""Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo” e subito dopo Filippo farà la stessa cosa con Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret”.
Importante allora la testimonianza perché porta altri a conoscere.
San Giovanni nel suo Vangelo lo dirà anche verso la fine. Lui dice: ""Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate"".
Questo è chiave: “Perché anche voi crediate”.
Allora, io testimonio per aiutare altri a credere. E pensiamo quanto ne ha bisogno il mondo! Il mondo ha assolutamente bisogno di questo, un bisogno tale della nostra testimonianza di cristiani che possiamo dire che questa testimonianza ha un valore quasi irrinunciabile. È importantissimo allora testimoniare. Come faccio a testimoniare Cristo? Beh, ci vuole una cosa prima, una cosa assolutamente necessaria che è conoscere Cristo. Se non lo conosco, non lo posso testimoniare, questo è evidente.
Allora, come faccio a conoscere Cristo?
Indico semplicemente quattro modi.
Il primo è questo, attraverso la fede. Ogni volta che io credo, io aderisco sempre più alle verità e alla verità che è Cristo, e in questo modo ho la possibilità di conoscerlo sempre di più. Quindi io credo, approfondisco la mia fede, prego per la mia fede, prego per un aumento di fede e in questo modo conosco sempre un po' di più Cristo.
Secondo modo, compiendo la volontà di Cristo, perché ogni volta che io compio la sua volontà, in realtà sto facendo un piccolo passo per conformare sempre più la mia volontà alla Sua, rendendo quindi la mia volontà più simile possibile alla Sua. E questo è un modo molto bello per conoscere Cristo, no?
Un terzo modo con la preghiera. Ogni volta che io prego, particolarmente la preghiera silenziosa di fronte al Santissimo e a Gesù Eucaristia, al tabernacolo, con la preghiera, io entro in relazione intima con Cristo, parlo con Lui, divento suo amico e infine il quarto modo, il più grande di tutti: facendo la Comunione, ricevendo Cristo nell'Eucaristia. E noi ci trasformiamo in Cristo, ci dice Sant'Agostino, e quindi possiamo fare una conoscenza molto molto particolare, una conoscenza che è veramente una conoscenza intima.
Bene, se io riesco allora ad avere questa conoscenza di Cristo, potrò anche testimoniare Cristo e tutti lo dobbiamo fare perché il mondo ne ha bisogno certamente, ma ancora prima perché è una cosa mia propria costitutiva in quanto battezzato; in quanto battezzato, io ho il dovere, che è un privilegio di poter testimoniare Cristo. Noi allora chiediamo alla Madonna Santissima la grazia di saper testimoniare Cristo sempre in ogni luogo con tutte le persone, anche in quelle situazioni che magari sono difficili o che mi provocano della vergogna.
La Madonna ci conceda di saper testimoniare Cristo fino alla fine, perché il mondo ne ha bisogno e perché io ne ho bisogno. "
Gv1;29-24
TESTIMONIARE DIO
Testimoniare Gesù, Testimoniare perché gli altri credano, Conoscere Gesù per poterLo testimoniare, 4 modi per conoscere Gesù
Lasciamoci incontrare da Cristo
P. Leonardo Camara IVE
16 gennaio 2026
Commento a
"Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico ""Ti sono perdonati i peccati"", oppure dire ""Àlzati, prendi la tua barella e cammina""? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Parola del Signore."
Leggi la trascrizione del video
"Buongiorno a tutti, sono padre Leonardo e oggi mediteremo il Vangelo secondo Marco.
Gesù entrò di nuovo in Cafarna dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta. Ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove si trovava e, fatto un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: ""Figlio, ti sono perdonati i peccati"". erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: perché costui parla così? Bestemmia! chi può perdonare i peccati se non Dio solo? E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: ""Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile? dire al paralitico, ""Ti sono perdonati i peccati"". Oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Ora, perché sappiate che il Figlio dell'Uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico – alzati, prendi la tua barella e vai a casa tua. Quello si alzò e subito prese la sua barella sotto gli occhi di tutti se ne andò. E tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: ""Non abbiamo mai visto nulla di simile"".
Parola del Signore.
Il Vangelo di oggi presenta ci presenta una scena ricchissima di significati molto attuali.
Gesù si trovava a Cafarnao in una casa gremita di gente. Quattro uomini portano un paralitico e non potendo entrare salgono sul tetto, lo scoperchiano e calano il malato davanti a Gesù.
Vedendo la loro fede il Signore dice al paralitico “figlio, ti sono perdonati i peccati”.
Queste parole ci sorprendono. Il paralitico viene portato a Gesù per essere guarito nel corpo, ma Gesù va più in profondità e tocca la radice del male, il peccato.
Il Vangelo ci insegna che la paralisi più grave non è quella fisica, ma quella interiore che nasce dal peccato e ci impedisce di camminare nella piena comunione con Dio.
Gli scribi pensano tra sé: ""Chi può perdonare i peccati se non Dio solo? Ed è vero, solo Dio può perdonare i peccati, ma proprio qui Gesù rivela la sua identità. Per dimostrare che il Figlio dell'Uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, compie il segno visibile della guarigione. “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua”.
La guarigione del corpo conferma il perdono del cuore. Su questo potere di Cristo si fonda il sacramento della confessione. Gesù, vero Dio e vero uomo, ha l'autorità di perdonare i peccati, ha voluto che questo perdono raggiungesse ogni generazione attraverso la Chiesa. Dopo la resurrezione egli dice agli apostoli: ""Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimettete i peccati saranno rimessi."" Qui troviamo il fondamento del sacramento della riconciliazione. Nel sacramento della confessione non è il sacerdote che perdona con la propria forza, ma è Cristo stesso che perdona attraverso il ministero della Chiesa. Il sacerdote agisce in persona Christi come strumento della misericordia di Dio. Come il paralitico è stato portato a Gesù da altri, così anche noi veniamo condotti a lui attraverso la Chiesa e i suoi sacramenti. Questo Vangelo ci insegna anche l'importanza della fede dell'umiltà. Il paralitico non parla, ma si affida. Riconosce il suo bisogno. Anche noi nella confessione siamo chiamati a riconoscere la nostra fragilità e a presentarci davanti a Dio con un cuore sincero. Non si tratta di un tribunale di condanna, ma di un incontro di guarigione. Gesù non umilia il paralitico, ma lo chiama figlio e così fa anche con noi.
Infine, vediamo il frutto del perdono. L'uomo si alza e torna a casa trasformato. Chi sperimenta il perdono di Dio nella confessione si rialza, ritrova la dignità di figlio e riprende il cammino della vita nuova. Chiediamo al Signore la grazia di superare ogni paura e ogni ostacolo che ci allontana dal sacramento della confessione. Apriamo anche noi il tetto del nostro orgoglio e lasciamoci incontrare da Cristo che continua a dirci: ""Ti sono perdonati i peccati, alzati, cammina"".
Sia lodato Gesù Cristo sempre."
Mc2;1-12
CONFESSIONE
Gesù guarisce l'anima
Gesù nostro medico
P. Andrea Bersanetti IVE
15 gennaio 2026
Commento a
"In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore."
Leggi la trascrizione del video
Salve a tutti, sono padre Andrea Bersanetti, monaco in Italia.
Oggi, giovedì 15 gennaio, giovedì della prima settimana del tempo ordinario, leggiamo il Vangelo di Marco, capitolo 1, versetti dal 40 al 45.
In quel tempo venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi puoi purificarmi". Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E ammonendolo severamente lo cacciò via subito e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno, va invece e mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto come testimonianza per loro." Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori in luoghi deserti e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
Il Vangelo di oggi ci presenta Cristo come il grande medico che guarisce la nostra anima e il nostro corpo. Gesù che guarisce un lebbroso.
La lebbra è una malattia conosciuta fin dai tempi biblici causata da un batterio che non è molto contagioso e che colpisce comunemente non i bambini ma gli adulti. Questa malattia ha una storia di grande distruzione e di panico per la sua diffusione senza speranza di guarigione. Infatti, le persone contagiate venivano isolate ed erano obbligate a vivere da sole.
Questa malattia era così grave che il libro del Levitico le dedica un intero capitolo, il capitolo 14.
Lì viene spiegata una cerimonia di purificazione del lebbroso che veniva compiuta dal sacerdote.
In questa cerimonia si utilizzavano due uccelli, legno di cedro, panno scarlatto, acqua e issopo.
Un uccello sul quale veniva trasferito il peccato del malato, veniva sacrificato e il suo sangue veniva applicato ai diversi elementi e all'altro uccello che rimaneva vivo. La persona guarita dalla lebbra veniva aspersa insieme all'uccello vivo che poi veniva lasciato libero in un campo.
Successivamente veniva dichiarata pura la persona e inviata alla propria tenda nel campo e lì attendere una settimana.
Al termine della settimana le veniva ordinato di offrire un sacrificio che consisteva in un'offerta di riparazione e di espiazione oltre ad altre offerte. Una volta completato questo tempo, il sacerdote andava nella casa della persona e le ordinava di purificarsi. Una settimana dopo sarebbe tornato e se la casa non fosse stata purificata, avrebbe ordinato che le parti impure fossero rimosse e sostituite. Se ciò non fosse stato sufficiente, allora la casa sarebbe stata demolita e le macerie eliminate fuori dall'accampamento. Se invece risultava pura, veniva celebrato un sacrificio per la casa come quello compiuto per la persona. Ecco, tutto questo può sembrarci magari molto esagerato, fastidioso, pesante. La persona malata poteva arrivare a perdere persino la casa, ma ciò ci aiuta a comprendere la gravità di questa malattia, della lebbra.
Ora sappiamo che le realtà dell'Antico Testamento sono figura di quelle del Nuovo e che in esse trovano il loro pieno compimento. La lebbra dell'Antico Testamento, questa malattia così grave, nel Nuovo Testamento non è nient'altro che il peccato mortale. E il Vangelo presentandoci Cristo che guarisce un lebbroso, ci vuole trasmettere il messaggio che Gesù è il vero medico che può liberarci dall'unica vera malattia che esiste in questo mondo, il peccato. Come il sacerdote dell'Antico Testamento poteva dichiarare un uomo puro dalla lebbra dopo aver trasferito il peccato della persona su un uccello che veniva sacrificato, come abbiamo ascoltato prima, che ho spiegato quello che descrive il libro del Levitico. Allo stesso modo il nostro sommo sacerdote, Gesù, è capace di dichiararci puri assumendo su di sé i nostri peccati e portandoli sul legno della croce. Gesù è il grande medico che compie una purificazione completa ed eterna. Ora, per poter essere dichiarati puri, però, cioè per poter ricevere il perdono dei nostri peccati, è condizione necessaria essere veramente perditi. E per giungere un vero pentimento è necessario essere consapevoli della gravità del peccato, della gravità dei nostri peccati.
Forse, per grazia di Dio, nel nostro cammino verso la santità non stiamo più lottando contro il peccato mortale, ma solo contro il peccato venale deliberato. Ma se per questo io penso che la mia situazione non sia così grave, mi sbaglio e devo lavorare per avere una vera coscienza della gravità del peccato. Il peccato veniale, infatti, deliberato, rafforza la nostra inclinazione al male, predispone al peccato mortale, ci priva di molte grazie attuali ed impedisce ai doni dello Spirito Santo di purificare le nostre virtù. M quindi non è tanto uno scherzo il peccato venale deliberato.
Ma c'è ancora un altro aspetto del quale vorrei parlare. Tutto ciò che la lebbra faceva o fa al corpo, piaghe nella pelle, danni neurologici, debolezza muscolare fino alla morte, lo stesso lo fa il peccato alla nostra anima. Le conseguenze del peccato, infatti, nella nostra vita presente sono grandissime. Voi sapete che il peccato mortale è un'offesa a Dio così grande, così terribile e comporta delle conseguenze così spaventose che affinché si verifichi devono darsi non una, non due, ma tre condizioni: la materia grave, o almeno soggettivamente così percepita, piena avvertenza, cioè conoscenza sufficiente della malizia dell'atto e pieno consentimento. Ora pensate che un solo atto nostro, se riunisce tali condizioni, può veramente separarci da Dio, cioè può causare la morte della nostra anima, come la lebbra causava la morte del corpo, come un tralcio della santa vita che è morto senza vita e senza frutto. Il peccato mortale spoglia l'anima dell'abito splendente della grazia e profana il tempio vivo di Dio. Per esso si perdono tutti i meriti acquisiti con le buone opere, anche se il ritorno della grazia può fargli rivivere. Il peccatore sottomesso a Satana si rende mediante il peccato mortale meritevole della condanna eterna. Vedete che non è tanto un gioco le conseguenze del peccato. Da queste conseguenze noi capiamo questa gravità quindi del peccato nella nostra vita. Il Signore disse a Santa Caterina da Siena: "Chi vive nell'amor proprio di se stesso è solo, poiché è separato dalla mia grazia e dalla carità del prossimo, privato di me a causa del suo peccato diventa nulla, perché solo io sono colui che è". E la stessa santa scrive: "La creatura diventa ciò che ama. Se io amo il peccato, il peccato è nulla ed ecco che divento nulla".
Le conseguenze dei nostri peccati arrivano anche nel purgatorio.
Ricordiamo che nel purgatorio devono essere espiate tutte le pene temporali non mondate in questa vita, siano esse dovute ai peccati mortali già perdonati o derivate dai peccati veniali perdonati o no della morte, per quanto lievi possano essere. Insegna il catechismo “Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma non sono perfettamente purificati, benché siano certi della loro salvezza eterna, dopo la morte subiscono una purificazione al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo, cioè per poter raggiungere la visione beatifica di Dio”.
Le conseguenze del peccato anche nell'inferno arrivano. Infatti dice il libro della Sapienza al capitolo 11, “Con ciò con cui uno pecca, con quello stesso è castigato”.
Eppure Gesù nel nel Vangelo di Luca dice: "Quel servo che conoscendo la volontà del padrone non avrà preparato o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse. Invece colui che non conoscendola avrà fatto cose meritevoli di percosse ne riceverà poche”. Cioè è rivelato che le sofferenze dei condannati sono proporzionate ai peccati commessi in vita e le conseguenze dei nostri peccati, gli effetti negativi in realtà del peccato, arrivano persino al cielo dove hanno una conseguenza eterna, anche se solo in forma negativa. Infatti la glorificazione di Dio, la beatitudine del giusto e il suo potere di intercessione a favore degli uomini avranno un grado corrispondente al grado di crescita nella carità raggiunto in questa vita.
In questo senso i peccati, anche veniali, che hanno impedito una maggior crescita nella santità in questa vita, pur essendo perdonati e purificati, danno al beato un grado di felicità eterna che, pur essendo piena in tutti, sarà minore rispetto a quella dei più santi.
Ecco, vedete che allora il peccato e le sue conseguenze, i nostri disordini e le loro conseguenze non hanno nulla a che vedere con ciò che ci viene presentato tante volte oggi da tanti libri di testo pure del catechismo attuali nei quali viene presentato il peccato, le sue conseguenze come, che ne so, schiacciare un fiore o cose del genere.
Il peccato è una cosa seria e quindi dobbiamo chiedere veramente la grazia alla Madonna di pentirci veramente dei nostri peccati, fare penitenza, anche la grazia di non ricadere mai più in un solo peccato mortale.
E se dovessimo ricadere, comunque sia, sempre cercando di non perdere la pace, chiediamo la grazia di rialzarci prontamente, chiedere perdono e ricominciare.
Sia lodato Gesù Cristo
Sempre sia lodato.
Mc1;40-45
PECCATO
Gesù medico dell'anima, Il peccato veniale deliberato, Effetti del peccato, Santa Caterina da Siena
I frutti delle nostre preghiere
P. Pablo Scaloni IVE
14 gennaio 2026
Commento a
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Parola del Signore.
Leggi la trascrizione del video
Buongiorno a tutti. Oggi, mercoledì 14 gennaio, mediteremo dal Vangelo secondo Marco, capitolo 1, versetti dal 29 al 39.
In quel tempo Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea in compagnia di Giacomo e Giovanni.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Eli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano. La febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, li portavano tutti i malati, gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni, ma non permetteva ai demoni di parlare perché lo conoscevano. Al mattino, presto, si alzò quando ancora era buio e uscito si ritrovò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce, lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano". Egli disse loro, andiamoci altrove nei villaggi vicini, perché io predichi anche là. Per questo infatti sono venuto. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni. Parola del Signore.
Cari fratelli, leggendo la Sacra Scrittura ci renderemo conto che Gesù dedicava molto tempo alla preghiera. Nonostante l'urgenza del lavoro che lo premeva, sebbene fosse assediato da folle affamate di istruzione, malati e poveri provenienti da ogni parte della Palestina, egli riusciva sempre a ritagliarsi dei tempi per dedicarsi alla preghiera.
Per il Signore la preghiera era così fondamentale da scegliere con cura il luogo e il tempo più adatti, staccandosi da qualunque altro impegno.
Così leggiamo che Gesù passava intere notti in orazione sulla montagna.
Un'altra parte si alzava quando era ancora buio per ritirarsi in luoghi deserti o spesso Gesù si appartava da solo a pregare anche dopo aver congedato le folle.
Gesù anche prega i momenti cruciali. L'esempio più commovente è quello del Getsemani, dove nel momento della lotta si prostrò in una preghiera addolorata.
Possiamo anche dire che Gesù muore pregando, invocando il perdono per gli altri sulla croce e consegnando il suo spirito al Padre.
Davanti a questi esempi, un cristiano non può permettersi di trascurare la preghiera. Come confermato l'esperienza quotidiana, il cristiano non può restare in piedi senza di essa. Senza l'aiuto della preghiera sarebbe impossibile compiere i comandamenti, portare le nostre croci. La mancanza di preghiera porta gradualmente l'abbandono della nostra vita spirituale, dal nostro contatto con Dio.
Per valutare la nostra vita di preghiera possiamo partire da due punti di vista: quello del frutto della nostra preghiera e quello delle disposizioni dell'anima per pregare.
In quanto il frutto della nostra preghiera per capire appunto e valutare la nostra vita di preghiera, ricordiamo quello che dice San Paolo. Dal frutto si conosce l'albero. La nostra preghiera autentica porterà frutto, ci renderà più umili, più miti, più paziente, più fiduciosi, soprattutto ci farà amare di più Dio e il prossimo. La carità è il frutto e il criterio ultimo di ogni vita di preghiera. Come dirà l'apostolo, se non avessi la carità non sarei nulla.
In secondo luogo, la disposizione principale della preghiera deve essere la fedeltà. Anche un altro punto per valutare la nostra preghiera. Ricordiamoci che Gesù non chiede di pregare perfettamente, ma ci chiede di pregare sempre, cioè con perseveranza.
La fedeltà farà tutto il resto. La lotta principale nella vita di preghiera è quella di perseverare.
Santa Teresa d'Avila nota come il demonio utilizzi ogni pretesto per distoglierci dalla preghiera e così usa la sensazione di degnità. Il pensare che non sono degno di pregare per farmi abbandonare la preghiera, ci tenta con la fretta, con l'emergenza di tante cose che dobbiamo fare o ci tenta anche pensando che è un tempo perso.
Lui combatte strenuamente in questo campo perché un'anima fedele alla preghiera è persa definitivamente per lui.
In definitiva, la vita di Gesù ci insegna che la preghiera non è un accessorio della fede, ma la sua stessa forza vitale. Se perfino il figlio di Dio ha sentito il bisogno di ritirarsi in luoghi deserti e passare intere notti in orazione, quanto più noi abbiamo bisogno di questo contatto costante con il Padre per non soccombere alle fatiche del mondo.
Chiediamo a Maria di pregare sempre sotto la sua intercessione, ricordando che Cristo non può negare nulla a sua madre, giacché lei nulla negò al suo figlio qui sulla terra.
Sia lodato Gesù Cristo.
Mc1;29-39
PREGHIERA
L'importanza della preghiera, La perserveranza nella preghiera, Gli attacchi contro la preghiera

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