Sconfitte e vittorie
- P. Diego Cano

- 26 feb 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 2 mar 2025
Kangeme, Kahama, Tanzania, 26 febbraio 2023
Passato il periodo natalizio, con i suoi campi scuola e le attività di fine anno, è tempo di visitare nuovamente tutti i villaggi.
I villaggi sono tanti, come sapete, perché complessivamente nelle due parrocchie abbiamo 43 villaggi, con le loro cappelle.
Riusciamo a far visita regolarmente a molte di queste cappelle, ma a quelle che si trovano nelle zone più remote di solito non facciamo più visita da novembre/dicembre fino a febbraio. Ecco perché adesso, in questo tempo di Quaresima, vogliamo visitare ogni luogo, poiché alcuni sono rimasti senza Messa anche per cinque mesi.
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Durante il mio viaggio nella zona di Mazirayo pensavo proprio che era da tanto tempo che non percorrevo quelle strade.
A volte, come quando ci sono i campi scuola per bambini, o durante le missioni popolari, passiamo per quelle strade tutti i giorni, e vediamo che le persone riconoscono la nostra jeep, alcuni ci salutano e ci chiamano "Padre".
Ma è chiaro che si percepisce un’atmosfera diversa quando è passato tanto tempo, quando queste persone vedono un Padre che è mancato tanti mesi dal loro villaggio.
Mentre mi avvicinavo al villaggio di Itobora, mi sono imbattuto in un gruppo di giovani che si stavano dirigendo nella direzione opposta. Al mio passaggio, alcuni di loro hanno iniziato a scherzare, salutandomi e facendo finta di parlare cinese, scimmiottando i suoni senza conoscere davvero la lingua.
Se da un lato questa cosa mi fa sorridere, dall'altro però mi dispiace, perché è la manifestazione chiara che non hanno idea di chi noi siamo. Molte persone che vanno in quelle zone a lavorare nelle piantagioni di tabacco non sono di queste parti, e non hanno mai visto veramente un missionario bianco.
Gli unici uomini bianchi che a volte si avventurano in questi luoghi, al di fuori di noi, sono cinesi (dico generalizzando, perché in realtà hanno volti asiatici). Arrivano in queste zone con il triste business delle slot machine. È incredibile, ma arrivano perfino in posti dove non c'è elettricità e quindi per far funzionare le macchine si usano i generatori di energia.
Fa riflettere che in posti come questi possono mancare l'acqua potabile, l'elettricità e tante altre cose, ma queste persone riescono a lavorare con questo business. Dove a volte i missionari trovano difficoltà ad arrivare, vediamo che altri, con scopi molto meno nobili, arrivano, non senza qualche sacrificio... anche se, immagino, con molto vantaggio materiale.
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Passato Itobora, per dirigermi al villaggio di "Namba 11", che era la mia destinazione quel giorno, dovevo attraversare Ihata. Ogni volta che passo per questo posto, mi rattristo un po', perché in diverse occasioni volevamo fondare qui una comunità, costruire una cappella, ma ogni volta è crollato tutto.
Se dovessi cercare nelle vecchie cronache, credo che potrei trovare delle notizie del 2014: la cappella del luogo era crollata, la comunità di fedeli era sciolta. Poi, intorno all'anno 2017, è ripartito tutto: abbiamo acquistato un terreno, abbiamo incaricato un catechista, si è iniziata la costruzione di una cappella di fango.
Ma di tanto in tanto le cose sembravano tornare indietro, soprattutto per la mancanza di perseveranza degli anziani, che sono cristiani, ma con tante usanze pagane che non vogliono lasciare, tra le quali, ad esempio, il fatto di non pregare la domenica, di vivere in concubinato o poligamia e di conservare mille superstizioni.
Attualmente la comunità non esiste come cappella, ma come gruppo, che deve andare a pregare la domenica nei villaggi vicini. Anche i ragazzi e le ragazze frequentano il catechismo in altri villaggi. È pur vero che numericamente sono molto meno di qualche anno fa, ma è anche vero che il catechista stesso si è scoraggiato, vedendo che ogni domenica venivano solo quattro persone, metà delle quali sono bambini.
Passando da Ihata, ogni volta penso alla nostra "sconfitta" nella missione.
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Un paio di giorni dopo, sono andato a Nonwe, passando dal luogo in cui si trovava la prima cappella di Ihata, quella che era crollata, e dove prima c'era perlomeno un tumulo che ci ricordava l'altare di fango, completamente crollato. Ora non ho trovatoneppure quello; c’era solo un cespuglio.
Nessuno adesso potrebbe immaginare che in quel luogo c'era stata una cappella, e, a soli venti metri di distanza, adesso c'è una chiesa protestante, molto piccola, ma ancora in piedi.
Ogni volta che passo, questi pensieri mi accompagnano mentre sono al volante.
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Ebbene, vi dicevo che stavo andando a “Namba 11” ed avevo lasciato il paesino da circa 1 chilometro quando ho visto una ragazzina che camminava lungo la strada. Quando le sono passato a fianco le ho fatto un cenno dal finestrino, come facciamo spesso, e la ragazzina ne è stata contenta: si è messa a urlare dietro la jeep e a correre agitando le mani.
L'ho guardata nello specchietto retrovisore e ho visto che continuava a correre senza scoraggiarsi, e ho pensato che forse stava andando a Messa. Mi sono fermato, le ho aperto la portiera del sedile posteriore e lei è salita molto contenta. Avrà avuto circa dieci o undici anni. Le ho chiesto se veniva a Messa, e lei mi ha risposto di sì, con grande gioia.
È chiaro che ci conosce per via dei campi scuola per bambini o per attività del genere, perché era molto felice e molto a suo agio nel rispondere alle domande che le facevo.
Sono stato molto felice di sapere che lei è una di quelle anime proprio di Ihata, che di solito percorre a piedi i 5 chilometri tra casa sua e il villaggio vicino.
Cammina, andata e ritorno, tutte le domeniche, e tante volte da sola... sono 10 km di cammino. È incredibile. Nelle mani portava qualcosa, non so se un pezzo di sapone, o un pacchetto di sapone in polvere, per poter offrire doni nell'offertorio della messa.
Arrivato alla cappella “Namba 11”, sono stato ricevuto da un folto gruppo di persone. Li ho invitati subito a confessarsi mentre intorno recitavano il Rosario.
Ho detto loro che, non potendo io andare molto spesso da loro, volevo dedicare tempo alle confessioni per tutti coloro che lo desideravano, prima della Messa; questo serviva anche come preparazione alla Quaresima.
Ho confessato per più di un'ora.
La cappella, attualmente bellissima, è stata un dono di un benefattore. Prima di questa, la cappella era di argilla, con il tetto di paglia e i banchi di argilla, ed era così piccola che potevano entrare al massimo 15 o 20 persone. Attualmente c'è una comunità che sa pregare e rispondere alle preghiere della Messa. La missione popolare che si è svolta lo scorso anno, con grande generosità da parte dei Padri e delle Suore, ha molto aiutato questo “ambiente più cristiano”.
Dopo le confessioni, ho celebrato la Messa, ed ero tanto felice di vedere la gente, un po' veniva dalle cappelle vicine, ma insomma tutta una comunità... lì, in fondo alla parrocchia, dove prima non c'era niente.
Mi sono dedicato alle confessioni per circa un'ora, in un posto dove al massimo di solito si confessavano 1 o 2 persone.
Ho distribuito 50 Comunioni dove prima erano in 3 o 4 a riceverla.
Poi, nel bel mezzo delle confessioni, tra un penitente e l’altro, mi è venuto in mente il pensiero delle nostre sconfitte e vittorie, il nostro combattimento missionario. Come diceva P. Llorente, “non sempre si arriva e si vince”, ma è anche vero che siamo testimoni di grandi vittorie, quando si persevera e si combatte con le armi della fede.
Ho visto quelle "sconfitte" dei villaggi dove non siamo ancora riusciti ad avanzare molto; ma ho visto anche le grandi vittorie in ognuno di questi penitenti, in ogni anima, in ognuna delle Comunioni che ho distribuito nella Santa Messa, e in quella ragazzina che ha percorso da sola dieci chilometri per partecipare alla Santa Messa, da Ihata.
Saldi sulla breccia!
P. Diego Cano, IVE
PS: Vi chiedo di continuare ad aiutarci a completare la nostra campagna per le macchine per macinare il mais. Siamo già arrivati a un terzo della cifra necessaria! Vi chiedo di aiutarci a diffondere la richiesta, di aiutarci, con poco o molto, e di aiutarci con la vostra preghiera. Ecco il link della campagna https://gofund.me/ecb16442





























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