Quello che abbiamo visto a Lindi
- P. Diego Cano

- 15 feb 2023
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 16 apr 2023
Kangeme, Kahama, Tanzania, 16 febbraio 2023
Anche se vorrei scrivere alcune impressioni di oggi, quando ho avuto l'opportunità di andare al villaggio di "Namba 11", tuttavia, mi resta il debito di raccontarvi del viaggio a Lindi, la seconda parte.
Prima di tutto, penso che poter viaggiare attraverso le sue diverse regioni ci aiuti a conoscere meglio la realtà di questo Paese. Qui ci sono grandi differenze rispetto a quello che siamo abituati a vedere nella nostra missione nella diocesi di Kahama. Nella diocesi di Lindi, come in quasi tutte le diocesi della Tanzania meridionale, la maggioranza degli abitanti è musulmana, circa l'85% della popolazione. Il motivo è che predomina la tribù Wayao, che per tradizione è musulmana. Certo ci sono molti praticanti dell'islam, ma il Vescovo ci ha anche detto che molti lo sono solo per tradizione; per esempio, spesso si vestono da musulmani, mettendo il velo alle ragazze, perché "si vestono sempre così", ma senza una reale conoscenza della religione musulmana. Ci sono comunque altre tribù, che sono una minoranza, come i Wagindo e i Wamwera, e tra questi ultimi ci sono molti cristiani.
Abbiamo visitato 8 posti, a partire dalle 8:30 del mattino, dopo colazione.
Non vi parlerò di ogni parrocchia o luogo che abbiamo visitato, perché ci vorrebbe molto tempo, come anche per visitarli quel giorno, quando abbiamo finito il giro alle 18:30.
Evidenzierò solo alcuni momenti o luoghi.
***
In primo luogo, desidero elencare le parrocchie attraverso le quali siamo passati; anche se suona come uno scioglilingua, però è un dato importante, perché con queste cronache conserviamo anche la storia della missione.
Abbiamo visitato le seguenti parrocchie: Nazi moja, Hingawali, Mtua, Namupa, Nyangao, Rondo e Rutamba.
In effetti i posti sono 7, e non 8 come vi avevo detto prima, ma in realtà occorre contare anche il Seminario Minore di Manupa, accanto all'omonima parrocchia.
Quasi tutto il percorso è su strade sterrate, molte delle quali in pessime condizioni. Alcune parrocchie in cui siamo andati erano a quasi 90 km dalla città di Lindi. Il vescovo, il giorno prima, aveva portato i padri cappuccini a visitare le parrocchie più lontane a nord, che distano 250 km dalla città. In una di essi, in riva al mare, la percentuale di cristiani è appena il 5%. Secondo quanto mi hanno detto i sacerdoti cappuccini, le condizioni di povertà e abbandono in alcune di quelle parrocchie erano incredibili.
Nel seminario minore della diocesi studiano circa 160 giovani. Da queste parti, i seminari minori funzionano come un collegio. C'è poi una piccola percentuale di seminaristi che segue successivi studi ecclesiastici.
Abbiamo visitato tante parrocchie che avevano bei palazzi, chiese con cupole, con volte, molto alte e ben costruite. Molti di questi antichi edifici sono stati realizzati da missionari, soprattutto Benedettini, che furono i primi missionari in questa zona meridionale della Tanzania.
Ma da tempo, essendo la maggior parte dei missionari di origine tedesca, sono caduti in disgrazia per la mancanza di vocazioni dovuta al progressismo, e gradualmente hanno abbandonato le diverse missioni.
Le chiese rimangono come ricordo di un passato glorioso, ma molto triste oggi.
I sacerdoti diocesani fanno tutto quello che possono, ma hanno poche vocazioni dalla diocesi, perché il numero dei cristiani è molto piccolo, e il vescovo ha già 3 parrocchie senza sacerdoti, dove non si celebra la Messa ogni domenica.
Dal mio punto di vista, sembrerebbe che sia una diocesi che ha molto bisogno di opera missionaria, di congregazioni religiose, di comunità religiose che possano condurre la vita missionaria in un ambiente piuttosto arido sul piano spirituale.
Quando siamo andati in una delle parrocchie più remote, abbiamo trovato tracce di elefanti ed escrementi lungo gran parte della strada, e il vescovo ci ha detto che era molto comune vederli in quella zona. Come siamo stati fortunati a non incontrarne nessuno in quel momento! Perché di fatto non c'è altra scelta che aspettare che decidano di togliersi di lì, senza metter loro fretta perché sono estremamente aggressivi.
Lungo la strada abbiamo visto molte piantagioni di palme, con alcune abitazioni qua e là: un paesaggio davvero bellissimo. Ma purtroppo molti abitanti della zona lavorano poco, perché si limitano a raccogliere le noci di cocco di tanto in tanto, e le vendono, senza preoccuparsi di nient'altro. Sebbene l'area, essendo così tropicale, sia adatta a molte colture, si vedono ancora pochi se non nessun progresso. L'anacardo (korosho in swahili) dà un ottimo raccolto, e coloro che avviano piantagioni di questo albero di solito hanno una buona produzione. Infatti, diverse parrocchie che abbiamo visitato avevano la loro coltivazione di korosho, per avere qualche entrata economica.
***
L'ultima parrocchia che abbiamo visitato mi ha fatto una profonda impressione.
Era la più povera di quelle che abbiamo visto quel giorno, e come parrocchia aveva un edificio con pareti e tetto di lamiera, molto simile a un pollaio. La chiesa al suo interno era molto povera e con segni di abbandono. Il tabernacolo era estremamente semplice... il cuore rabbrividiva solo a guardarlo.
Comunque, sembra che anche il posto sia molto povero, e anche i cristiani sono una minoranza.
Il sacerdote, che è lì da più di 18 anni, ci ha portato a visitare la sua umile abitazione.
Ci ha anche mostrato la moto che è il suo unico mezzo di mobilità. Mi sono davvero commosso e, rispetto a ciò, mi è sembrato che le parrocchie di Ushetu e Kangeme, dove attualmente siamo missionari, fossero benestanti.
***
È stata un'esperienza molto arricchente che ci ha messo di fonte a una grande sfida missionaria. Ci ha mostrato il grande bisogno di missionari nella Chiesa, e il grande desiderio di dover andare nei luoghi più poveri e bisognosi.
Bisogna formare cuori determinati ad andare in posti come questi, ad andare in missione, ad andare per restare... non solo di passaggio, fare quello che hanno fatto all’inizio i primi missionari, quelli che sono arrivati per primi in quei posti.
Ci ha mostrato anche l'importanza di lavorare per la costruzione della chiesa di Cristo, il tempio spirituale in primo luogo, e anche il tempio materiale. Ma certamente l'anima dei nostri templi e missioni è il missionario e i cristiani. Il tabernacolo dà vita alla chiesa, ma non ci potrebbe essere tabernacolo senza missionario e senza parrocchiani.
“Il prete è l'ornamento più bello di una chiesa.
Il prete è il miglior lustro di una chiesa.
Il prete è la campana più bella di una chiesa.
Il prete è l'arredo più lussuoso di una chiesa.
Manda un sacerdote santo in una chiesa di legno,
aperta a tutti i venti,
e convertirà più anime nella sua povera chiesa
di qualsiasi altro sacerdote che dirige una chiesa d'oro”
diceva il Beato Chevrier.
***
Il giorno successivo abbiamo salutato il vescovo Wolfgang e Lindi.
I Padri Cappuccini sono stati molto gentili e mi hanno riportato in macchina a Dar es Salaam, così ho avuto una buona ricompensa per il sacrificio del viaggio di andata.
Mi hanno sistemato in una casa che hanno in un posto chiamato Msimbazi.
Lì hanno costruito un bellissimo santuario a Padre Pio, e lo hanno fatto come voto per i 100 anni della missione cappuccina in Tanzania.
Fuori dal santuario c'è una statua molto bella di Padre Pio che confessa, e se si guarda dalla parte del penitente, attraverso la finestra del confessionale si vede il volto del Cristo sofferente.
***
Ma volevo raccontarvi una cosa che mi ha edificato molto durante la mia permanenza a Msimbazi: la vita dei frati minori.
Mi hanno invitato a cenare con la comunità, e quando è stato il momento, sono apparsi vari Padri e Frati, di età diverse, e di razze diverse, cioè “wazungu” e africani. Un sacerdote ha guidato le preghiere prima di benedire la mensa, preghiere molto belle e brevi, chiedendo benefattori e membri dell'ordine.
Dopo la benedizione, questo sacerdote mi ha invitato a sedermi accanto a lui. È un sacerdote di origine svizzera, missionario in Tanzania da 45 anni, e sacerdote da 49.
La conversazione è stata molto piacevole, il cibo molto semplice, il grande tavolo tutto occupato. Nella sala da pranzo eravamo quattordici commensali, tutti religiosi. Dopo cena, dopo circa quindici minuti, una campana ha invitato tutti in cappella per la preghiera di compieta. Lì, lo stesso sacerdote che ha presieduto le preghiere a tavola, che immagino sia il superiore della comunità, ha guidato le preghiere in swahili e i canti.
Il giorno dopo ho partecipato alla Messa conventuale, dove tutti i membri della comunità, Frati e Sacerdoti, erano in abito francescano. Insomma, come ho detto al Padre Provinciale salutandolo, mi ha fatto molto bene vedere quell'esempio, che mi ha riportato alla visita che abbiamo fatto per il Giubileo del 2000 alla comunità cappuccina di Padova, un comunità che era stata quella di San Leopoldo Mandic, dove abbiamo potuto condividere con loro la cena nella sala da pranzo.
Questa è stata una lunga cronaca, ma non avrebbe potuto essere diversamente... perché ci sono state tante nuove esperienze, e tanto da imparare.
Per il resto, ho ripercorso i sentieri... fino a Ushetu.
Saldi sulla breccia!
Padre Diego Cano IVE
PS: non dimenticate di spargere la voce e collaborare nella nostra campagna... qui copio il link https://www.gofundme.com/f/maquinas-para-moler...















































Commenti