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Il miracolo della vita alla "fine del mondo"

  • Immagine del redattore: P. Diego Cano
    P. Diego Cano
  • 18 feb 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 2 mar 2025

Kangeme, Kahama, Tanzania, 18 febbraio 2023


Il primo febbraio, il catechista di Nonwe mi ha mandato un messaggio al telefono, felice che sua moglie avesse appena dato alla luce due gemelli! Ma allo stesso tempo mi ha detto che era stato un parto difficile, perchè i bambini erano podalici (si presentavano con i piedini in avanti) che in swahili si dice "kashindye".


Una volta vi ho già raccontato che di solito viene richiesto subito il battesimo quando nascono dei gemelli, per un discorso di credenze e tradizioni dei sukuma. Anche per i "kashindye" viene chiesto subito il battesimo. Pertanto, questi bambini avevano molte ragioni per essere battezzati immediatamente: perché i loro genitori sono sposati in chiesa, perchè sono gemelli e kashindye.


Ho chiesto se i bambini erano fuori pericolo, o se fosse un caso urgente, e il papà mi ha detto che stavano bene.


***


Il villaggio di Nonwe è molto lontano da Ushetu, quasi quaranta chilometri, e servono circa due ore o più per raggiungerlo. Siccome la settimana successiva sarei stato qui, a Kangeme, da dove vi scrivo ora, gli ho detto che sarei andato allora, perché Kangeme è a metà strada tra Ushetu e Nonwe.

Quest'ultimo villaggio, Nonwe, mi piace chiamarlo "la fine del mondo", perché da Nonwe non ci sono strade per andare altrove. È vicino al confine di una riserva forestale, e quindi non ci sono più luoghi abitati dopo Nonwe. C'è solo la possibilità di tornare indietro lungo il sentiero dal quale si è arrivati.

In quanto alle strade, le ho già descritte migliaia di volte, e le potete vedere nelle foto: rossastre, calde e polverose.


Quando sono arrivato al villaggio, il catechista è venuto a prendermi alla cappella per condurmi a casa sua.

Abbiamo attraversato il villaggio passando per "strade" strette o sentieri, con case senza alcun muro di protezione o divisione tra loro, come è normale da queste parti. Questa è una cosa che attira la nostra attenzione, ma loro sono molto abituati alla vita "in comunità", perché le case sono vicine, i bambini giocano tutti insieme in una casa, e i vicini si visitano e si ritrovano, una volta in una casa, una volta in un'altra.

***


La casa di Michaeli e di sua moglie è semplice, come tutte le case qui, fatta di fango, c'è fango dappertutto, ma ha il tetto in lamiera. Ho chiesto loro di fare subito il battesimo e in una piccola stanza sono entrati i genitori, il padrino e il sacerdote. C'erano gli altri bambini che a turno entravano, guardavano, uscivano e tornavano a giocare.


La prima cosa è stata la scelta dei nomi. Ebbene, non appena ho chiesto loro come si sarebbero chiamati i bambini, mi hanno risposto: Pietro e Paolo. Io personalmente non ho davvero nulla contro quei nomi, figuriamoci quei santi. Il fatto è che con la questione dei nomi dei gemelli ci sono delle tradizioni, che non sappiamo su cosa si basino e che non hanno davvero ragione di esistere: ad esempio, se i gemelli sono maschio e femmina vengono chiamati "Adamo ed Eva"; se sono due maschi "Pietro e Paolo".

Se invece sono due femmine, non c'è nessuna indicazione.

Quindi, poiché il papà è un catechista, che in linea di principio deve anche saper consigliare i suoi parrocchiani, gli ho chiesto di scegliere altri nomi. Per quanto riguarda i nomi, di solito qui non sono molto esigenti, e quindi abbiamo cercato dei nomi di santi che potessero essere un po' diversi dai tanti pietri, giovanni, giuseppi e altri che si ripetono molto frequentemente, e infine hanno scelto i nomi di Martino e Francesco. Per noi non sono nomi tanto originali, penserete voi, ma in realtà in questi luoghi lo sono, perchè qui il cristianesimo è qualcosa di così nuovo, e non si sa quasi nulla della vita dei santi.


Dopo il primo passo, dopo aver risposto alla domanda "che nome date ai vostri figli?" l'intera celebrazione è proseguita nella piccola stanza.


***


Coi bambini battezzati e figli di Dio, tutti gioiosi ci siamo dedicati alle foto. Ce n'è una in cui tengo in braccio i gemelli. Avevano appena dieci giorni.

Stavo coi questi bambini in braccio, così piccoli, ed ero pieno di ammirazione per il miracolo della vita.

È fantastico, ma molte volte non ci sorprendiamo... Guardando le manine, il visino, gli occhietti, le piccole orecchie, il nasino e la bocca, tutto perfetto e così piccolo, e soprattutto, "vita", la vita umana, da un lato, non potevo non pensare alla vita divina che avevano appena ricevuto nel battesimo.


Così piccoli e pieni di vita!

Guardando un piccolino così piccolo, non posso fare a meno di pensare al Verbo Incarnato, e a come lo hanno guardato, o meglio, contemplato e adorato la Vergine e San Giuseppe a Betlemme.


Rendo sempre grazie per essere circondato da queste persone che apprezzano e sono grate per il dono della vita.

Purtroppo anche in alcuni strati della società tanzaniana si stanno intrufolando alcune delle idee meschine ed egoistiche a cui siamo così abituati in Occidente.

Ma qui non è il pensiero più comune, tanto meno in zone rurali come queste, della "fine del mondo".

Michaeli e sua moglie (il cui nome non ricordo), sono molto giovani e hanno cinque figli. I bambini sono una benedizione, e hanno ricevuto una "doppia benedizione", come hanno detto con un grande sorriso. In swahili si dice "watoto ni utajiri", che significa "i bambini sono ricchezza".

I bambini sono il tesoro e tutto il bene di una famiglia.

I bambini sono il tesoro della società africana.

Ed è così che politici e leader religiosi considerano e difendono la vita, senza ambiguità o mezze misure.


Dopo alcuni minuti di ammirazione, con Martino e Francesco tra le mie braccia, li ho restituiti alla mamma, e abbiamo mangiato insieme il pranzo che avevano preparato. Dopo aver distribuito caramelle a tutti i bambini della casa e ai vicini, li ho lasciati e sono tornato a Kangeme nelle calde ore della siesta.

Saldi sulla breccia!

Viva la Missione!

P. Diego Cano, IVE.


PS: Non dimenticate di continuare ad aiutarci nella nostra campagna per macinare il mais. Ci sono di aiuto anche le nostre preghiere, per completare presto la campagna di aiuti.





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