La "Piccola Casa" in Tanzania e "la Madre"
- P. Diego Cano

- 24 gen 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 6 mag 2023
Ushetu, Kahama, Tanzania, 24 gennaio 2023
Possiamo dire che davvero il nuovo anno è arrivato con grazie molto speciali.
Cercherò di raccontarvene alcune in questa cronaca, lasciando alla prossima settimana le altre.
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È una grazia immensa e incommensurabile per i nostri occhi umani aver potuto avviare la cura dei malati e degli abbandonati, i prediletti di Dio.
Questo apostolato, di predicare la fede con le opere di misericordia, sappiamo che sarà fonte di benedizioni per tutti, a cominciare dalla nostra missione, da noi stessi, dai missionari e dalla gente di Ushetu e Kangeme, le nostre parrocchie.
Sappiamo comunque che sarà, o - meglio - è già, una benedizione per la nostra delegazione tanzaniana, per la diocesi in cui lavoriamo, per la nostra Congregazione e famiglia religiosa, e per tutta la Chiesa. Queste opere brillano di uno splendore speciale, e sebbene questa piccola luce provenga da un luogo così remoto e sconosciuto, raggiunge il cuore di innumerevoli persone sparse in tutto il mondo.
Lo scorso 26 dicembre, giorno di Santo Stefano Protomartire, abbiamo riunito nella chiesa del nostro noviziato tutti i membri dell'IVE e delle Servidoras (le Suore), insieme ai laici del Terz'Ordine e alle Voci del Verbo (gruppo di apostolato giovanile). Abbiamo invitato anche tutti i fedeli della parrocchia di Ushetu, e quindi abbiamo incontrato un gran numero di persone per celebrare il Natale, e poi andare all'edificio della Piccola Casa, per la benedizione.
La celebrazione stessa del Natale ha creato l'atmosfera festosa in questa occasione.
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In questo periodo dell'anno, i paesaggi sono bellissimi, perché è la stagione delle piogge e tutto intorno è verde e fiorito. È bello vedere nelle foto l'intensità di tutti i colori, il paesaggio, le piante e le colture, il cielo e persino i vestiti della nostra gente, specialmente delle donne.
Alla fine della Messa ci siamo mossi in processione in due file ordinate, come è consuetudine qui, e ci siamo diretti prima in una cappellina, che abbiamo costruito di fronte al campo, vicino alla strada. In essa abbiamo collocato una bellissima immagine della Vergine di Schoenstatt, "la Madre", come la chiamano affettuosamente i suoi devoti.
L'immagine della "Madre" è una maiolica che mi è stata regalata quasi tre anni fa, ma non eravamo mai riusciti a realizzare la costruzione della cappellina.
Ora invece quest'opera è diventata realtà, grazie alle donazioni e agli aiuti della gente di Villa Ballester (Buenos Aires).
Siamo molto felici di avere un'immagine sul ciglio della strada, che benedice e protegge tutti coloro che passano.
Molte persone, la maggior parte di quelle che percorrono quella strada, sono pagane, e io mi immagino la Madonna, che li chiama ogni volta che Le passano davanti.
Lì abbiamo pregato e fatto la benedizione.
Poi abbiamo proseguito la processione fino alla casa della carità, che al momento non era ancora abitata da nessuno; abbiamo comunque voluto benedirla, in quell'occasione speciale. Tuttavia, a questo apostolato erano già stati destinati P. Martin Connolly, e i Fratelli Emanuel e Boniphace. In quel giorno arrivò anche colui che sarebbe stato il primo beneficiario di quest'opera: Simoni, un ragazzo di 30 anni o forse più, che è sempre stato assistito da sua madre, la quale tuttavia è praticamente sola, e non riesce a prendersi cura di lui come vorrebbe.
La mamma di Simoni è felice di aver avuto questa opportunità, e Simoni stesso è felice, e ci risponde sempre sorridendo. La famiglia di Simoni vive molto vicino alla casa di accoglienza, e così Simoni riceve spesso visite.
Come anche in altri luoghi, anche nella nostra parrocchia la gente non ha mai visto un'opera del genere, e neppure ne ha mai sentito parlare. Infatti è la prima casa di misericordia nella diocesi di Kahama. È stato necessario ricordare più volte prima, e specialmente il giorno della benedizione, cosa significasse quest'opera.
La casa è quindi stata benedetta ed io ho presentato il Padre e i Fratelli; anche se tutti li conoscono già, li ho presentati alla comunità come coloro che si dedicheranno a questo apostolato. Le persone erano molto felici e molti sembravano emozionati.
Al momento della benedizione il sole era al suo apice e il calore era molto forte; sebbene la casa non fosse ancora abitata, abbiamo trovato Simoni seduto a fianco della casa, sdraiato proprio sotto un forte raggio di sole. P. Martin lo ha accompagnato in casa e gli ha assegnato uno dei nuovi letti, fino a quel momento ancora mai utilizzati.
La gente guardava con ammirazione, ma anche sorridendo soprattutto quando siamo passati per la casa a benedire con l'acqua santa mentre Simoni si godeva la sua nuova sistemazione!
Poiché all'edificio mancavano ancora alcuni dettagli necessari per poter andarci a vivere, nei giorni successivi i fratelli e P. Martin si sono dedicati a mettere tutto a posto.
Abbiamo aspettato che arrivassero alcuni mobili, degli armadi molto semplici, tende da bagno e finestre, ecc.
Per quanto riguarda l'elettricità, la casa si alimenta con pannelli solari e batterie, perché la rete elettrica non arriva fin lì.
Attualmente l'acqua utilizzata è acqua piovana raccolta, e sarà così ancora almeno fino al mese di maggio. Per tutte le esigenze è necessario utilizzare un secchio per portare acqua: per cucinare, per lavare i vestiti, per lavarsi, ecc.
In quei giorni il Padre e i Fratelli sono andati anche a far visita ad un uomo che aveva bisogno di essere accolto in questa casa: è un nonno, che non ha nessuno che lo aiuti e vive in una condizione di povertà impressionante. Ora è con noi, ed è molto felice: si chiama Jemsi, ed è il nostro secondo beneficiario.
Durante la prima settimana di attività della casa, Dio ci ha benedetto con un altro membro in più in questa famiglia: è un ragazzo di circa 12 anni, Paskali. Non parla e non cammina. Ce lo hanno portato con la sedia a rotelle.
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Così qui c'è questa casa di Dio, dove vengono ospitati e curati i suoi prediletti. È un grande onore che il Signore ci faccia partecipi di questa grazia. La costruzione è ancora agli inizi, ma è sufficiente per le necessità del momento.
Occorre adesso proseguire, integrando mano a mano che riusciamo: un soggiorno, una sala da pranzo, un cucina esterna per cucinare con la legna, una lavanderia, un piccolo edificio per i religiosi, una cappella. Insomma, mancano molte cose... come potete immaginare. Ma anche se mancano le cose materiali, tuttavia non manca la carità, che è la cosa più importante ed è ciò che dà vita a queste opere.
Non manca nemmeno un posto per la preghiera. In una delle poche stanze dell'edificio, che era stata dapprima pensata come deposito, è stato invece sistemato una piccola cappellina: c'è un Tabernacolo dove è conservata l'Eucaristia e tutti i giorni si celebra la Messa per tutti coloro che vivono lì.
Quello è il luogo più importante della casa, perché è il posto della preghiera, della Messa, delle visite a Gesù Sacramento, dal quale si può ottenere la forza per compiere un'opera di tale calibro.
Sono grato per la generosità e il buon esempio di P. Martin e dei Fratelli Emanuel e Boniphace, che con tanta disponibilità e gioia si sono incaricati di questa grande opera.
Saldi sulla breccia!
Viva la Missione!
P. Diego Cano, IVE































































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