Perchè "Saldi sulla breccia?"
- P. Diego Cano

- 18 gen 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 6 mag 2023
Ushetu, Kahama, Tanzania, 18 gennaio 2023
Come non scrivere sulla giornata di oggi!
Dio mi conceda di scrivere bene, e a beneficio a tutti.
Proprio oggi ricorrono 10 anni dal mio arrivo in Tanzania, in questa amata missione dell'Istituto del Verbo Incarnato.
Desidero ringraziare Dio, attraverso questo scritto dedicato alla frase con la quale concludo quasi tutte le mie cronache. In molte occasioni mi è stato chiesto cosa significa "Saldi sulla breccia!". La verità è che per me questa frase ha un grande significato, ma per chi la sente per la prima volta, può suonare un po' strana.
Mi ricordo le prime volte in cui l'ho sentita: ero un bambino, e non ne capivo il significato.
L'ho poi capito, soprattutto in relazione al contesto in cui la sentivo.
Ho un ricordo particolare: avevo 12 anni, ed era la prima volta che andavo a San Rafael, per andare a trovare mio fratello (padre Marcelo Cano), che era in seminario minore. Trascorsi con lui dei giorni davvero incredibili, in quelli che sono stati gli inizi della nostra amata Congregazione, nel 1986. Stavo alla "Fattoria", condividendo la vita dei seminaristi di quel tempo, in un luogo dove regnava una povertà e una gioia indescrivibili.
Al momento di partire per rientrare a casa, ho salutato mio fratello alla stazione degli autobus, in lacrime, come se non ci saremmo mai più rivisti (perché a quei tempi le distanze sembravano molto più grandi, per via delle strade sterrate, delle poche comunicazioni ... ed era quasi impossibile fare una telefonata). Le lacrime esprimevano quanto ci amavamo, e quanto ci mancavano già i giorni gioiosi che avevamo vissuto.
In quel momento, in quella situazione, tanto dalla bocca del fondatore della nostra Congregazione, come da quella di mio fratello, ho sentito il saluto "Saldi sulla breccia!"
Stavo cominciando a capire che questo "Saldi sulla breccia!" implicava la lotta che dovevo portare avanti nella mia vita quotidiana, che - sebbene io fossi un bambino di prima media -
non era priva di eroismo, nel voler mantenere saldi i propositi, resistere alle tentazioni di quell'età, combattere eroicamente per la purezza, essere forti di fronte ai pericoli delle cattive amicizie, mantenere una vita di preghiera, impegnarmi nelle piccole cose, ecc.
E negli addii di quel momento, queste tre parole mi dicevano molto... Mi hanno incoraggiato e rafforzato.
Oggi i tempi sono molto cambiati, ma chi ricorda quei bei tempi, chi appartiene alla mia generazione, ricorderà che abbiamo nutrito i santi desideri con la lettura di libri semplici, ma molto ben scritti, rivolti proprio a giovani della nostra età: "Solo per i coraggiosi" e "Forgiatura degli uomini". In quegli scritti era presentata la nostra vita cristiana, di bambini e adolescenti, come una sfida, come una lotta per raggiungere le virtù, specialmente quelle della rinuncia e della forza.
Penso che tutto questo mi abbia aiutato a capire sempre di più il significato di quelle parole... che ogni volta ripetevamo con un'enfasi più particolare, con un sorriso, fissandoci negli occhi. Ma non accadeva in situazioni banali: si trattava sempre di "grandi momenti", momenti in cui si vuole dire qualcosa di importante, con poche parole.
Alcuni anni fa, un sacerdote dell'Istituto del Verbo Incarnato mi inviò una lettera che aveva scritto su questa frase, facendo un'esegesi del testo di Ezechiele 22:30. Da quella lettera, che commentava quei versetti, traggo questi passaggi:
"E se è molto ammirevole colui che, fin dalla Sacra Scrittura, ci dice di stare saldi sulla breccia, è ammirevole anche la natura della breccia di cui parla.
Perché quella breccia è la breccia aperta da Dio stesso che, nella sua ira, cerca di distruggere la terra.
La situazione del popolo di Israele narrata da Ezechiele (e che applichiamo a tutta l'umanità), è una situazione di peccato e di ribellione a Dio che riguarda tutti i livelli della società. (...)
Che questo stare saldi sulla breccia nel testo di Ezechiele implichi una certa lotta e opposizione a Dio adirato è confermato dalla traduzione latina che san Girolamo, nella Vulgata, fa del testo. Egli traduce: "Ho cercato tra loro un uomo che si opponesse a me in favore della terra". Dobbiamo rimanere saldi sulla breccia per sostenere l'attacco di un Dio arrabbiato che vuole distruggere la terra!
L'esempio supremo di colui che rimane saldo sulla breccia contro Dio, attraverso la preghiera, è Gesù Cristo sulla croce. Egli ha veramente impedito l'azione devastante di Dio contro l'umanità peccatrice. E la sua preghiera non consisteva in molte parole, ma consisteva nel dare sè stesso in sacrificio per la redenzione del mondo".
Queste sono alcune parti dello scritto.
Un giorno, leggendo il libro: "Tre Monaci Ribelli", sono arrivato al capitolo III, intitolato "Fermi sulla breccia!". Si tratta di un bel libro che ci riempie di grandi e nobili ideali nell'abbandono a Cristo; nel III capitolo spiega il significato spirituale della frase di Ezechiele 22:30: "Ho cercato tra voi un uomo che costruisse un muro tra me e voi, e rimanesse saldo sulla breccia davanti a me, per proteggere la terra e impedirmi di distruggerla, e non l'ho trovato".
La frase non è facile da capire, e spesso è difficile tradurla alla lettera in altre lingue, perchè è come se perdesse forza o avesse bisogno di spiegazioni.
Qui, nel capitolo III del libro di Raymond, c'è la corretta interpretazione della frase. Con una bella scrittura, l'autore riporta il seguente dialogo tra San Roberto, novizio, e il suo abate: "Siamo qui per essere uomini crocifissi; perché è Cristo che dobbiamo imitare. Egli non solo lodava e compiaceva Dio, ma ha salvato gli uomini. Era l'Uomo che stava sulla breccia, no? -Oh! Roberto esclamò: "Certo! Non avevo mai pensato a Lui in quel modo, Reverendo Padre. Gli ho anche fatto notare – continua l'abate – che San Benedetto mi è sempre sembrato l'uomo che è rimasto sulla breccia; e penso che il mondo abbia bisogno di un altro Benedetto.
Il novizio si fermò. Sorridendo, l'abate lo esortò a continuare: - E ora? "Ora vedo che c'è una vocazione più alta di quella di imitare San Benedetto. Devo imitare Gesù Cristo. Noi monaci dobbiamo stare sulla breccia come Lui è rimasto".
***
Oggi potrei scrivere di tante cose, soprattutto dei ricordi che ho dei primi giorni di missione, e di tante grazie ricevute in questi dieci anni.
Spero di poterlo fare presto, ma oggi ho voluto dedicare il poco spazio di queste righe a qualche altra riflessione che possa essere di beneficio, specialmente per i miei fratelli nella fede, per le suore della nostra famiglia religiosa, per i missionari e per coloro che si preparano ad essere missionari.
Molte volte ho voluto scrivere qualcosa su "Saldi sulla breccia", della quale in tanti mi hanno chiesto il significato, o del perché l'ho usata così spesso per finire le mie cronache.
Forse non osavo, avendo trascorso poco tempo in missione... con una certa paura di non mostrare con le opere ciò che esprimevo con le parole. Mi sono detto: spero di trascorrere almeno dieci anni in missione. Ed eccomi qui! Per grazia di Dio!
Secondo il mio punto di vista, "Saldi sulla breccia" riassume ciò che un missionario dovrebbe essere.
Esprime le virtù di cui dobbiamo essere rivestiti: carità (amore a Dio ed al prossimo, fino a offrire la propria vita), forza, pazienza, perseveranza, umiltà (anche solo di esserci, anche se a volte non si può fare altro di più).
Questa frase, a sua volta, mi incoraggia, perché mi porta i ricordi delle persone che sono rimaste, e rimangono, ferme sulla breccia, nonostante tutto ... Aspettando contro ogni speranza (cfr Rm 4,18).
Ogni volta che scrivo questa frase di saluto, è un augurio, una sfida e una preghiera.
Mille grazie a tutti coloro che pregano per i missionari, perché rimaniamo ...
Saldi sulla breccia!
Alla Madonna, nostra Madre, chiedo questa grazia anche per tutti voi, ognuno sulla sua "breccia".
P. Diego Cano, IVE

































































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