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Sofia!

  • P. Pablo Folz
  • 28 apr 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 mar 2025

Ushetu, Kahama, Tanzania, 29 aprile 2023


Forse, più che una cronaca credo che questa sia una riflessione, perché riguarda cose che ho visto più di una volta, e che ora voglio descrivere e commentare.

Un paio di settimane fa, al termine della S. Messa domenicale, mi ha chiamato il catechista del villaggio di Senai, dicendomi che c’era un malato che chiedeva i sacramenti. Era una donna non battezzata, e molto anziana. A quanto pare aveva mandato i suoi figli a cercare il catechista per poter ricevere i sacramenti. Quella mattina al risveglio si sentiva molto male, e aveva preso la decisione di diventare cristiana.

Così sono stato contattato dal catechista, che è venuto subito a prendermi con la sua moto per portarmi dalla donna.


***


Giunti al villaggio, abbiamo lasciato la moto a casa del catechista e abbiamo proseguito a piedi. Non abbiamo camminato a lungo, dopo pochi minuti eravamo già a casa della nostra malata.

Siamo arrivati con tutto il comitato: il catechista, la moglie del catechista e la madrina.


La casa della donna è tipica di questi luoghi: due piccole stanze, un tetto di paglia, un cortile e pochissima ombra.

La donna soffriva molto per la sua malattia, che forse era un qualche tipo di cancro, AIDS o qualche problema ai reni, a giudicare dal gonfiore sul viso e su tutto il corpo.


L’ho trovata all’ombra (scarsa) di un albero di papaya, seduta ad aspettarmi. Dietro di lei c’erano i suoi figli, sei maschi grandi e forti, di cui solo uno aveva ricevuto i sacramenti e pregava nella cappella locale. Era presente anche suo marito. Ci ha detto che era stato battezzato negli anni 60; sfortunatamente quest'uomo non pratica più la sua fede.

Abbiamo iniziato la nostra cerimonia lì, all'ombra della papaya. L’atmosfera era seria e carica di dolore, perché la morte della donna era imminente.

Siccome non aveva un nome di battesimo, le chiesi quale nome avrebbe voluto ricevere, e lei disse con grande determinazione e voce forte: “Sofia”.

Questa cosa mi ha sorpreso molto, e penso che anche le altre persone presenti si siano sorprese, perché, da quando ero arrivato, la donna aveva parlato solo con un sussurri, in mezzo ai dolori.

Ha poi ricevuto tutti i sacramenti, e quando abbiamo finito, per incoraggiarla, l'ho chiamata con voce chiara con il suo nuovo nome: Sofia! A questo richiamo ha risposto con una risata che ci ha contagiati. Aveva sicuramento aspettato questo momento a lungo.


***


Il caso di Sofia è solo uno dei tanti che si vedono qui.

Grazie a Dio, ho potuto sperimentare in molte occasioni che gran parte della nostra gente ha un grande desiderio di essere cristiana, poiché ha pensato e deciso, da chissà quanto tempo, il nome di battesimo che vorrebbe avere.

Magari non hanno mai osato andare in chiesa, forse perché la cosa sconvolgerebbe i loro mariti, forse per la povertà, forse per la lingua... ma la verità è che lo vogliono, e quando arrivano gli ultimi momenti della vita, in cui tutto sta per finire e le cose materiali non sono più importanti, allora chiamano il catechista: vogliono morire in Cristo.

E mi vengono in mente le parole del Salmo 37, versetto 4: "Il Signore dà sempre quello che chiede il tuo cuore".

Questo è ciò di cui ho parlato nel sermone del funerale. In mezzo a una folla di non battezzati della zona, e con il vedovo, che si era confessato, ho parlato della bontà di Dio Padre verso i suoi figli, un Padre che dona sempre a coloro che Lo cercano con buona volontà.


Fermi sulla breccia

P. Pablo Folz, IVE

Missionario in Tanzania






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