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Una domenica normale e straordinaria

  • Immagine del redattore: P. Diego Cano
    P. Diego Cano
  • 19 dic 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 6 mag 2023

Ushetu, Tanzania, 19 dicembre 2022


Domenica scorsa non sono successe cose diverse dal solito per una missione, ossia molte Messe e attività apostoliche, le confessioni nei villaggi, l'oratorio per i bambini ed i ragazzi.

Tuttavia, il fatto che avvengano cose normali nelle nostre domeniche, o nelle nostre attività, non significa che non succedano cose straordinarie.

Non si tratta di cose vistose esternamente, e quindi passano inosservate ad occhi distratti.


Questa domenica noi sacerdoti abbiamo celebrato sette Messe, percorrendo più di 100 chilometri complessivamente considerando tutti i villaggi che abbiamo visitato.

A me personalmente è capitato di celebrare due Messe, una nella parrocchia di Kangeme e subito dopo un'altra nel villaggio di Ngilimba, nella cappella "Maria Goretti".


La cappella di Ngilimba dista una decina di chilometri da Kangeme.

Ho tardato ad arrivare perchè a Kangeme ci sono sempre molti fedeli, poichè si tratta di una parrocchia. Quindi c'è sempre molto da fare, con le confessioni e le persone che vengono dopo la Messa per parlare.

Appena ho potuto, sono salito sul furgone e sono andato a Ngilimba il più velocemente possibile, perché la gente mi stava aspettando già da un po' di tempo e il catechista mi mandava messaggi al telefono per sapere se andavo a celebrare la Messa o se era cancellata.


Sono arrivato verso le 11:30 per la Messa che avrebbe dovuto essere alle 10:00.

Circa 200 metri prima di arrivare, ho trovato un gruppo di bambine che mi aspettavano, con i loro vestitini gialli e bianchi. Hanno iniziato a cantare e ad accompagnare il furgone.

E' stato necessario che io riducessi la velocità per non lasciarle indietro, e perchè riuscissero a cantare.

Mentre arrivavo, pensavo che mi avrebbero chiesto di cominciare subito la Messa, senza le confessioni, a causa del mio ritardo. Ma non è andata così: il catechista mi ha detto che, siccome era da molto tempo che non andavamo da loro, da quando si erano fatti i Battesimi a Pasqua, molta gente desiderava confessarsi.

E' ammirevole che siano stati ancora desiderosi, e che non si preoccupassero dell'orario nè della fame.


Si è cominciato a recitare il Santo Rosario nella cappella, mentre io confessavo.

A mezzogiorno, nella piccola cappella di fango col tetto di lamiera c'è un caldo terribile. Sulle pareti laterali ci sono solo quattro piccole finestrelle, le cui persiane di legno a volte si chiudono da sole per il vento. La chiesetta è strapiena di fedeli, e lì si prega e si canta, patendo il caldo; ma le persone non si lamentano e non cercano di fare in fretta per finire prima.

Quando ho terminato le confessioni, ho celebrato la Santa Messa, e con i paramenti sacri indosso il caldo si è fatto ancora più insopportabile. Ma comunque, come dicevo prima, tutti cantano e ballano senza curarsi del caldo.


Per queste persone è un giorno importante, perchè il sacerdote è venuto a celebrare la Messa; per tutti i cristiani è domenica, il giorno del Signore, e non ci si dedica ad altro.


Al termine della Messa il catechista mi ha chiesto di andare a visitare un malato, per il quale avevamo tenuto da parte un pezzetto di un'Ostia consacrata.

Su una moto sono saliti il catechista, il capo del villaggio, e anche io. Sì, tre persone, come succede molto spesso qui.

La casa di Marko dista circa un chilometro.

Il paesaggio in questo periodo è molto bello, con campi coltivati, tutto verde, un cielo limpido, con grandi nubi bianche e alcune tempeste che si formavano qua e là.


Siamo arrivati alla casa, che come d'abitudine qui è formata da due o tre costruzioni. Sono tutte di fango, e alcune sono molto ammalorate.

Siamo entrati in una di queste costruzioni e lì c'era Marko che ci aspettava, seduto su una sedia bassa, senza riuscire ad alzarsi per la sua debolezza. Sua moglie, Maria, che era stata a Messa prima, si era affrettata a rientrare a casa per prepararlo alla nostra visita. Abbiamo svolto il rito dell'unzione degli infermi, con la santa Eucarestia. Al termine, gli ho regalato un rosario, di quelli che realizza mia sorella, suor Maria Virgine, la quale mi rifornisce di rosari per i miei apostolati; questi rosari io li porto sempre agli ammalati, chiedendo loro di pregare per noi.


La preghiera di un malato che soffre ha un valore incalcolabile.


Alla fine della visita, dopo qualche chiacchierata, siamo ripartiti.

Mentre ci preparavamo per rimontare in sella alla moto, abbiamo visto arrivare una signora che camminava con le stampelle, alla quale mancava un piede.

Mi hanno detto che era stata a Messa, e stava tornando dalla chiesa.

Noi avevamo preso la moto per arrivare alla casa, quasi un chilometro, e questa signora, già avanti negli anni, era partita da casa sua, con le stampelle, e adesso rientrava a casa.

Ci hanno detto però che le mancava ancora quasi un altro chilometro da fare, perchè vive lontano, e quando arriva dove eravamo noi, si ferma e fa una pausa, prima di riprendere il viaggio.

Quanto è ammirabile la fede di questa signora, che non rinuncia ad andare in chiesa, anche con grande sacrificio, e quante volte invece noi tralasciamo di fare il nostro dovere alla minima difficoltà, o con la scusa che non c'è tempo!


Abbiamo salutato i presenti e quelli che stavano arrivando e siamo ritornati alla cappella per pranzare, ormai quasi alle 3 del pomeriggio.

Quando siamo arrivati, le bambine stavano giocando con un pallone da basket, e facevano gare di giochi che avevano imparato ai campi scuola della parrocchia.

Ho chiesto al catechista se avevano mangiato, o se mangiavano lì, e il catechista mi ha detto che normalmente si fermano solo per giocare un po' in parrocchia, dove veramente si divertono.

E in effetti era così, a giudicare da tutto il tempo che sono rimasti, nonostante molte di loro non avessero pranzato.


Dopo il pranzo e una bella conversazione sotto gli alberi con i capi e altri, è iniziato il mio viaggio di ritorno alla missione, in un pomeriggio molto caldo che presagiva tempeste.

Posso quindi dire che è stata una domenica molto comune nella missione; ma anche nelle domeniche comuni accadono sempre cose ammirevoli, come la fede della gente, il desiderio di partecipare alla Messa e ricevere i sacramenti, poter pregare anche se nei posti più umili e scomodi, vivere la fede con gioia, il sacrificio che i malati e gli anziani fanno per andare in chiesa, la fede di Marko e della signora con le stampelle.


In questo villaggio i fedeli hanno costruito le fondamenta per una nuova chiesa. Loro stessi hanno trasportato le pietre su carri con buoi, hanno portato la sabbia e l'acqua, e hanno contribuito col denaro per il cemento.

Io non li ho ancora aiutati a proseguire coi lavori: lo meritano davvero, è una comunità vivace. Speriamo di poter dare loro una mano a procedere con la costruzione.


Dio vi benedica. Saldi sulla breccia!

P. Diego Cano, IVE








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